Ф. Т. Маринетти: Первый манифест футуризма

Перевод И.С. Саблина (2000)

AP

Fondazione e Manifesto del futurismo

(Pubblicato dal “Figaro” di Parigi il 20 Febbraio 1909.)

Avevamo vegliato tutta la notte  —  i miei amici ed io  —  sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perchè come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.

Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poichè ci sentivamo soli, in quell’ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che s’agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle pance arroventate delle locomotive lanciate a pazza corsa, soli cogli ubriachi annaspanti, con un incerto batter d’ali, lungo i muri della città.

Sussultammo ad un tratto, all’udire il rumore formidabile degli enormi tramvai a due piani, che passano sobbalzando, risplendenti di luci multicolori, come i villaggi in festa che il Po straripato squassa e sràdica d’improvviso, per trascinarli fino al mare, sulle cascate e attraverso i gorghi di un diluvio.

Poi il silenzio divenne più cupo. Ma mentre ascoltavamo l’estenuato borbottìo di preghiere del vecchio canale e lo scricchiolar dell’ossa dei palazzi moribondi sulle loro barbe di umida verdura, noi udimmo subitamente ruggire sotto le finestre gli automobili famelici.

—  Andiamo, diss’io; andiamo, amici! Partiamo! Finalmente, la mitologia e l’ideale mistico sono superati. Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli!.... Bisognerà scuotere le porte della vita per provarne i cardini e i chiavistelli!.... Partiamo! Ecco, sulla terra, la primissima aurora! Non v’è cosa che agguagli lo splendore della rossa spada del sole che schermeggia per la prima volta nelle nostre tenebre millenarie!...

Ci avvicinammo alle tre belve sbuffanti, per palparne amorosamente i torridi petti. Io mi stesi sulla mia macchina come un cadavere nella bara, ma subito risuscitai sotto il volante, lama di ghigliottina che minacciava il mio stomaco.

La furente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come letti di torrenti. Qua e là una lampada malata, dietro i vetri d’una finestra, c’insegnava a disprezzare la fallace matematica dei nostri occhi perituri.

Io gridai:  —  Il fiuto, il fiuto solo, basta alle belve!

E noi, come giovani leoni, inseguivamo la Morte, dal pelame nero maculato di pallide croci, che correva via pel vasto cielo violaceo, vivo e palpitante.

Eppure non avevamo un’Amante ideale che ergesse fino alle nuvole la sua sublime figura, nè una Regina crudele a cui offrire le nostre salme, contorte a guisa di anelli bisantini! Nulla, per voler morire, se non il desiderio di liberarci finalmente dal nostro coraggio troppo pesante!

E noi correvamo schiacciando su le soglie delle case i cani da guardia che si arrotondavano, sotto i nostri pneumatici scottanti, come solini sotto il ferro da stirare.

La Morte, addomesticata, mi sorpassava ad ogni svolto, per porgermi la zampa con grazia, e a quando a quando si stendeva a terra con un rumore di mascelle stridenti, mandandomi, da ogni pozzanghera, sguardi vellutati e carezzevoli.

—  Usciamo dalla saggezza come da un orribile guscio, e gettiamoci, come frutti pimentati d’orgoglio entro la bocca immensa e tôrta del vento!... Diamoci in pasto all’Ignoto, non già per disperazione, ma soltanto per colmare i profondi pozzi dell’Assurdo!

Avevo appena pronunziate queste parole, quando girai bruscamente su me stesso, con la stessa ebrietà folle dei cani che voglion mordersi la coda, ed ecco ad un tratto venirmi incontro due ciclisti, che mi diedero torto, titubando davanti a me come due ragionamenti, entrambi persuasivi e nondimeno contradittorii. Il loro stupido dilemma discuteva sul mio terreno.... Che noia! Auff!... Tagliai corto, e, pel disgusto, mi scaraventai colle ruote all’aria in un fossato....

Oh! materno fossato, quasi pieno di un’acqua fangosa! Bel fossato d’officina! Io gustai avidamente la tua melma fortificante, che mi ricordò la santa mammella nera della mia nutrice sudanese....

Quando mi sollevai  —  cencio sozzo e puzzolente  —  di sotto la macchina capovolta, io mi sentii attraversare il cuore, deliziosamente, dal ferro arroventato della gioia!

Una folla di pescatori armati di lenza e di naturalisti podagrosi tumultuava già intorno al prodigio. Con cura paziente e meticolosa, quella gente dispose alte armature ed enormi reti di ferro per pescare il mio automobile, simile ad un gran pescecane arenato. La macchina emerse lentamente dal fosso, abbandonando nel fondo, come squame, la sua pesante carrozzeria di buon senso e le sue morbide imbottiture di comodità.

Credevano che fosse morto, il mio bel pescecane, ma una mia carezza bastò a rianimarlo, ed eccolo risuscitato, eccolo in corsa, di nuovo, sulle sue pinne possenti!

Allora, col volto coperto della buona melma delle officine  —  impasto di scorie metalliche, di sudori inutili, di fuliggini celesti  —  noi, contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini vivi della terra:

Manifesto del futurismo.

1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.

2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo.... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.

7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perchè dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra  —  sola igiene del mondo — il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertarî, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aereoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.

***

È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo», perchè vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.

Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.

Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitorî pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!

Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti.... ve lo concedo. Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo.... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perchè volersi avvelenare? Perchè volere imputridire?

E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell’artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?...

Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un’urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.

Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?

In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati!...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa.

Per i moribondi, per gl’infermi, pei prigionieri, sia pure: — l’ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poichè per essi l’avvenire è sbarrato.... Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!

E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite, demolite senza pietà le città venerate!

***

I più anziani fra noi, hanno trent’anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l’opera nostra. Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. — Noi lo desideriamo!

Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche.

Ma noi non saremo là.... Essi ci troveranno alfine — una notte d’inverno — in aperta campagna, sotto una triste tettoia tamburellata da una pioggia monotona, e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeroplani trepidanti e nell’atto di scaldarci le mani al fuocherello meschino che daranno i nostri libri d’oggi fiammeggiando sotto il volo delle nostre immagini.

Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un’odio tanto più implacabile inquantochè i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi.

La forte e sana Ingiustizia scoppierà radiosa nei loro occhi. — L’arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia.

I più anziani fra noi hanno trent’anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d’audacia, d’astuzia e di rude volontà; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato....

Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poichè sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!... Ve ne stupite?... È logico, poichè voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!

Ci opponete delle obiezioni?... Basta! Basta! Le conosciamo.... Abbiamo capito!... La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungamento degli avi nostri. — Forse!... Sia pure!.... Ma che importa? Non vogliamo intendere!... Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!..

Alzate la testa!...

Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!...

MARINETTI.

Первый манифест футуризма

(Напечатан в «Фигаро» 20 февраля 1909 г.).

Мы бодрствовали всю ночь, я и мои друзья, под лампами в форме мечети, медные купола которых, такие же ажурные как наша душа, имели, однако, электрические сердца. И, все еще топча нашу природную лень на пышных восточных коврах, мы спорили на крайних пределах логики и царапали бумагу безумными письменами.

Безмерная гордость переполняла наши грудные клетки — почувствовать, что мы одни в этот час не спим и на ногах, как самые высокие маяки или передовые часовые, лицом к армии враждебных звезд, которые посматривают из своих небесных бивуаков. Одни с кочегарами, мечущимися в адских топках больших кораблей, одни с черными призраками, что копошатся в красном брюхе обезумевших локомотивов, пущенных по безумному курсу, одни с пьяницами, размахивающими руками и нерешительно бьющимися крыльями о стены города!

И вот внезапно мы были привлечены грохотом огромных трамваев о двух этажах, что проходят, вздрагивая, испещренные разноцветными огнями, как деревушки в праздник, которые вышедшая из берегов По расшатывает и вырывает разом с корнем, чтобы понести по водопадам и водоворотам потока к морю.

Затем тишина усилилась. Но пока мы слушали усталую бормочущую мольбу старого канала и треск костей умирающих дворцов в бороде из влажной зелени, внезапно под нашими окнами взревели проголодавшиеся автомобили.

— Идемте, — сказал я, — друзья мои! В путь! Мифология и мистический Идеал, наконец-то, превзойдены. Мы будем присутствовать при рождении Кентавра и вскоре увидим, как полетят первые Ангелы! — Надо будет потрясти врата жизни, чтобы испытать их петли и засовы!.. В путь! Вот первая заря, восходящая над землей!.. Ничто не сравнится с великолепием красной шпаги солнца, которая впервые пронзает наши тысячелетние сумерки!

Мы приблизились к трем фыркающим зверям, чтобы потрогать с любовью жаркие груди. Я растянулся на своей машине, как труп в гробу, но тут же ожил под рулем — лезвием гильотины, — который угрожал моему животу.

Большая метла безумия вырвала нас с корнем из себя и погнала по улицам, крутым и глубоким, как высохшие потоки. Там и тут, несчастные лампы в окнах учили нас презирать наши математические глаза.

— Чутье, — кричал я, — зверям достаточно чутья!..

И как молодые львы, мы гнали Смерть с черной шерстью, испещренной бледными крестами, которая убегала от нас по просторному лиловому небу, осязаемому и живому.

И все же у нас не было ни идеальной Возлюбленной, стянувшей свою талию облаками, ни жестокой Королевы, чтобы подарить ей наши трупы, скрученные в византийские кольца!.. Не для чего умирать, разве только из желания освободиться, наконец, от нашей тяжкой храбрости!

И мы неслись, давя на порогах домов сторожевых псов, которые расплющивались под нашими раскаленными шинами, как пристяжной воротничок под утюгом.

Привороженная Смерть обгоняла меня на каждом вираже, чтобы протянуть мне изящно лапу, и то и дело ложилась на голую землю с пронзительным грохотом скрипящих челюстей, бросая на меня бархатные и нежные взгляды со дна каждой грязной лужи.

— Выйдем из мудрости, как из ужасной оболочки, и войдем, подобно плодам, приперченным гордостью, в необъятную пасть и тело ветра!.. Отдадим себя в пищу неведомому не от отчаяния, но дабы просто обогатить неисчерпаемые резервуары абсурда!

Стоило мне произнести эти слова, как я закружился в безумном опьянении собак, которые кусают себя за хвост, и вот внезапно два велосипедиста стали ругать меня, пошатываясь передо мной, подобно двум убедительным и все же противоречивым суждениям. Они спорили в тупом колыхании на моей земле... Как скучно! Тьфу!.. Я резко оборвал их и, к отвращению, скатился вверх тормашками в канаву...

О! Материнская канава, до половины наполненная илистой водой! Прекрасная заводская канава! Я жадно набил полный рот твоей питательной грязью, которая напомнила мне священную черную грудь моей суданской кормилицы!

Пока я вытаскивал свое тело, грязное и вонючее от праздного шатания, из-под перевернутой машины, я почувствовал, как красный клинок радости сладко пронзает мое сердце!

Толпа удильщиков и натуралистов-подагриков уже собралась в ужасе вокруг этого чуда. С терпеливой и придирчивой заботой они подняли высоко арматуру и огромные накидные сети из железа, чтобы выловить мой автомобиль, похожий на большую акулу, увязшую в грязи. Она выходила медленно оттуда, оставляя в канаве, словно чешуйки, полный кузов здравого смысла и мягкую обивку уюта.

Они сочли ее мертвой, мою прекрасную акулу, но я пробудил ее одной своей лаской по могучей спине, и вот она — ожившая, вот она — снова мчится со всей скоростью на могучих плавниках.

Итак, с лицом в маске из доброй фабричной грязи, полной металлического шлака, бесполезного пота и небесной копоти, мы, контуженные и с вывихнутыми руками на перевязи, но бесстрашные, среди сетований нескольких умудренных удильщиков и удрученных натуралистов, продиктовали наши первые желания всем живым людям земли:

<Манифест футуризма>

1. Мы хотим воспеть любовь к опасности, привычку к энергии и отваге.

2. Основными элементами нашей поэзии будут мужество, дерзость и бунт.

3. До сих пор литература восхваляла задумчивую неподвижность, восторг и дрему, мы же хотим превознести агрессивный жест, горячечную бессонницу, акробатический трюк, опасный прыжок, пощечину и удар кулаком.

4. Мы объявляем, что великолепие мира обогатилось новой красотой: красотой скорости. Гоночный автомобиль с капотом, украшенным большими трубами, подобными змеям со взрывчатым дыханием... рычащий автомобиль, который, кажется, мчится со скоростью картечи, прекраснее Ники Самофракийской.

5. Мы хотим воспеть человека за рулем, идеальная ось которого пронзает землю, которая сама по себя запущена на орбиту.

6. Нужно, чтобы поэт тратил свои силы с жаром, блеском и расточительностью, дабы увеличить восторженное рвение первоэлементов.

7. Нет большей красоты, чем та, что в борьбе. Нет неагрессивного шедевра. Поэзия должна стать бурным натиском на неведомые силы, чтобы заставить их склониться пред человеком.

8. Мы на крайнем мысу столетий!.. Зачем нам оглядываться через плечо, если мы собираемся высадить таинственные двери Невозможного? Время и Пространство умерли вчера. Мы уже живем в абсолютном, ибо нами создана вечная вездесущая скорость.

9. Мы хотим восславить войну — единственную гигиену мира — милитаризм, патриотизм, разрушительный жест анархистов, прекрасные Идеи, за которые умирают, и презрение к женщине.

10. Мы желаем разрушить музеи, библиотеки и академии всех сортов, бороться с морализмом, феминизмом и всеми низостями, утилитарными и оппортунистическими.

11. Мы воспеваем большие толпы, возбужденные трудом, наслаждением или бунтом; мы воспеваем многоцветный многоголосый прибой революций в современных столицах; мы воспеваем жаркую ночную вибрацию арсеналов и верфей под их неумолимыми электрическими лунами; прожорливые вокзалы, поглощающие дымные змеи; заводы, подвешенные к облакам на канатах дыма; мосты, похожие на гигантских гимнастов, которые перепрыгивают через реки, блестящие на солнце как ножи; отважные пароходы, обнюхивающие горизонт; широкогрудые локомотивы, что бьют копытом рельсы как огромные стальные кони, взнузданные длинными трубками, и скользящий полет аэропланов, винт которых трепещет на ветру, как знамена, напоминая аплодисменты восторженной толпы.

***

Именно в Италии бросаем мы этот манифест опрокидывающего и зажигательного насилия, коим мы основываем сегодня Футуризм, ибо желаем избавить эту страну от зловонной гангрены профессоров, археологов, чичероне и антикваров.

Слишком долго Италия была большим рынком старьевщиков. Мы желаем освободить Италию от бесчисленных музеев, которые покрывают всю ее бесчисленными кладбищами.

Музеи: кладбища!.. Истинно схожие в зловещей толчее тел, незнакомых друг с другом. Музеи: Ночлежки, где спят вечным сном бок о бок с ненавистными или неизвестными существами! Музеи: Взаимная свирепость живописцев и скульпторов, умерщвляющих друг друга ударами линий и цвета на стенах, где они помещены.

Чтобы мы посещали их каждый год, как раз в году навещаем своих покойников... Это мы можем легко признать!.. Даже класть раз в год цветы к Джоконде, это мы понимаем!.. Но, что мы будем ежедневно прогуливать в музеях наши печали, наше хрупкое мужество и наше беспокойство, с этим мы не согласны!.. Итак, вы желаете отравить себя? Итак, вы желаете сгнить?

Что можно найти в старой картине, кроме вымученного кривляния художника, силящегося сокрушить непреодолимые препятствия своему желанию полностью выразить мечту?

Восхищаться старой картиной означает вливать нашу чувственность в погребальную урну, вместо того чтобы швырнуть ее вперед бурными струями творчества и действия.

Итак, вы желаете растратить свои лучшие силы в бесполезном восхищении прошлым, которое вы неизбежно покинете истощенными, умаленными, растоптанными?

Воистину, ежедневное посещение музеев, библиотек и академий (этих кладбищ потерянных усилий, этих голгоф распятых мечтаний, этих реестров сломленных стремлений!..) — для художников то же, что затянувшаяся родительская опека для умных молодых людей, опьяненных своим талантом и честолюбивой волей.

Для умирающих, калек и заключенных еще сойдет. Восхитительное прошлое может стать бальзамом на их раны, ведь грядущий миг им заказан... Но мы больше не хотим думать о нем, о прошлом, мы юные и сильные футуристы!

Уже идут славные поджигатели с пальцами, испачканными в угле!.. Вот они! Вот они!.. Вперед! И пустите огонь на библиотечные полки! Отводите каналы, чтобы затопить подвалы музеев!.. О! Радостно видеть, как плывут по течению разорванные и поблекшие в воде старые прославленные полотна! Вам — заступы и молотки!.. Берите кирки, топоры, молотки и разрушайте, разрушайте без жалости почтенные города!

***

Самым старшим из нас тридцать, следовательно, нам отпущено по крайней мере десять лет, чтобы выполнить нашу задачу. Когда нам будет сорок, другие люди, более молодые и более храбрые, чем мы, захотят бросить нас в мусорный ящик как бесполезные рукописи!.. Мы желаем этого!

Они явятся против нас, наши последователи; они придут издалека, отовсюду, подпрыгивая под крылатый ритм своих первых поэм, простирая пальцы хищников и втягивая по-собачьи у дверей академий добрый запах наших гниющих умов, уже обещанных катакомбам библиотек.

Но нас там не будет. Наконец, они найдут нас зимней ночью посреди поля, в печальном ангаре, по которому бренчит монотонно дождь, присевших на корточках возле трепещущих аэропланов, греющих руки над жалким костром, устроенном из наших сегодняшних книг, весело полыхающих под искрящимся полетом своих образов.

Они столпятся вокруг нас, задыхаясь от тоски и досады, и все вместе они, ожесточенные нашим гордым, неутомимым мужеством, бросятся убить нас с тем большей ненавистью, что сердце их будет опьянено любовью к нам и восхищением нами.

И сильная и здоровая Несправедливость радостно засияет в их глазах. Ибо искусство, на самом деле, может быть только насилием, жестокостью и несправедливостью.

Самым старшим из нас нет и тридцати, и все же мы уже промотали сокровища, бесчисленные сокровища силы, любви, мужества, хитрости и грубой воли, мы разбросали их в спешке, исступленно, без счета, не колеблясь нисколько, не зная отдыха, изо всех сил, до потери дыхания.

Посмотрите на нас! Мы не запыхались... Наше сердце ничуть не устало! Ибо оно питается огнем, ненавистью и скоростью! Это вас удивляет? Это потому, что вы даже не вспомните, жили ли вы когда-нибудь! — Стоя на вершине мира, мы еще раз бросаем вызов звездам!

Ваши возражения? Довольно! Довольно! Я их знаю! Это известно! Мы хорошо понимаем, что заявляет нам наш прекрасный и лживый ум. — Мы, говорит он нам, всего лишь резюме и продолжение наших предков. — Может быть! Пусть так!.. Ну и что?.. Но мы не желаем слушать! Остерегайтесь повторять эти скверные слова.

Лучше поднимите голову!

Стоя на вершине мира, мы еще раз бросаем дерзкий вызов звездам!

Маринетти.