Fondazione e Manifesto del futurismo
(Pubblicato dal “Figaro” di Parigi il 20 Febbraio 1909.)
Avevamo vegliato tutta la notte — i miei amici ed io — sotto lampade di moschea dalle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime, perchè come queste irradiate dal chiuso fulgòre di un cuore elettrico. Avevamo lungamente calpestata su opulenti tappeti orientali la nostra atavica accidia, discutendo davanti ai confini estremi della logica ed annerendo molta carta di frenetiche scritture.
Un immenso orgoglio gonfiava i nostri petti, poichè ci sentivamo soli, in quell’ora, ad esser desti e ritti, come fari superbi o come sentinelle avanzate, di fronte all’esercito delle stelle nemiche, occhieggianti dai loro celesti accampamenti. Soli coi fuochisti che s’agitano davanti ai forni infernali delle grandi navi, soli coi neri fantasmi che frugano nelle pance arroventate delle locomotive lanciate a pazza corsa, soli cogli ubriachi annaspanti, con un incerto batter d’ali, lungo i muri della città.
Sussultammo ad un tratto, all’udire il rumore formidabile degli enormi tramvai a due piani, che passano sobbalzando, risplendenti di luci multicolori, come i villaggi in festa che il Po straripato squassa e sràdica d’improvviso, per trascinarli fino al mare, sulle cascate e attraverso i gorghi di un diluvio.
Poi il silenzio divenne più cupo. Ma mentre ascoltavamo l’estenuato borbottìo di preghiere del vecchio canale e lo scricchiolar dell’ossa dei palazzi moribondi sulle loro barbe di umida verdura, noi udimmo subitamente ruggire sotto le finestre gli automobili famelici.
— Andiamo, diss’io; andiamo, amici! Partiamo! Finalmente, la mitologia e l’ideale mistico sono superati. Noi stiamo per assistere alla nascita del Centauro e presto vedremo volare i primi Angeli!.... Bisognerà scuotere le porte della vita per provarne i cardini e i chiavistelli!.... Partiamo! Ecco, sulla terra, la primissima aurora! Non v’è cosa che agguagli lo splendore della rossa spada del sole che schermeggia per la prima volta nelle nostre tenebre millenarie!...
Ci avvicinammo alle tre belve sbuffanti, per palparne amorosamente i torridi petti. Io mi stesi sulla mia macchina come un cadavere nella bara, ma subito risuscitai sotto il volante, lama di ghigliottina che minacciava il mio stomaco.
La furente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come letti di torrenti. Qua e là una lampada malata, dietro i vetri d’una finestra, c’insegnava a disprezzare la fallace matematica dei nostri occhi perituri.
Io gridai: — Il fiuto, il fiuto solo, basta alle belve!
E noi, come giovani leoni, inseguivamo la Morte, dal pelame nero maculato di pallide croci, che correva via pel vasto cielo violaceo, vivo e palpitante.
Eppure non avevamo un’Amante ideale che ergesse fino alle nuvole la sua sublime figura, nè una Regina crudele a cui offrire le nostre salme, contorte a guisa di anelli bisantini! Nulla, per voler morire, se non il desiderio di liberarci finalmente dal nostro coraggio troppo pesante!
E noi correvamo schiacciando su le soglie delle case i cani da guardia che si arrotondavano, sotto i nostri pneumatici scottanti, come solini sotto il ferro da stirare.
La Morte, addomesticata, mi sorpassava ad ogni svolto, per porgermi la zampa con grazia, e a quando a quando si stendeva a terra con un rumore di mascelle stridenti, mandandomi, da ogni pozzanghera, sguardi vellutati e carezzevoli.
— Usciamo dalla saggezza come da un orribile guscio, e gettiamoci, come frutti pimentati d’orgoglio entro la bocca immensa e tôrta del vento!... Diamoci in pasto all’Ignoto, non già per disperazione, ma soltanto per colmare i profondi pozzi dell’Assurdo!
Avevo appena pronunziate queste parole, quando girai bruscamente su me stesso, con la stessa ebrietà folle dei cani che voglion mordersi la coda, ed ecco ad un tratto venirmi incontro due ciclisti, che mi diedero torto, titubando davanti a me come due ragionamenti, entrambi persuasivi e nondimeno contradittorii. Il loro stupido dilemma discuteva sul mio terreno.... Che noia! Auff!... Tagliai corto, e, pel disgusto, mi scaraventai colle ruote all’aria in un fossato....
Oh! materno fossato, quasi pieno di un’acqua fangosa! Bel fossato d’officina! Io gustai avidamente la tua melma fortificante, che mi ricordò la santa mammella nera della mia nutrice sudanese....
Quando mi sollevai — cencio sozzo e puzzolente — di sotto la macchina capovolta, io mi sentii attraversare il cuore, deliziosamente, dal ferro arroventato della gioia!
Una folla di pescatori armati di lenza e di naturalisti podagrosi tumultuava già intorno al prodigio. Con cura paziente e meticolosa, quella gente dispose alte armature ed enormi reti di ferro per pescare il mio automobile, simile ad un gran pescecane arenato. La macchina emerse lentamente dal fosso, abbandonando nel fondo, come squame, la sua pesante carrozzeria di buon senso e le sue morbide imbottiture di comodità.
Credevano che fosse morto, il mio bel pescecane, ma una mia carezza bastò a rianimarlo, ed eccolo risuscitato, eccolo in corsa, di nuovo, sulle sue pinne possenti!
Allora, col volto coperto della buona melma delle officine — impasto di scorie metalliche, di sudori inutili, di fuliggini celesti — noi, contusi e fasciate le braccia ma impavidi, dettammo le nostre prime volontà a tutti gli uomini vivi della terra:
Manifesto del futurismo.
1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo.... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia.
5. Noi vogliamo inneggiare all’uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.
6. Bisogna che il poeta si prodighi, con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l’entusiastico fervore degli elementi primordiali.
7. Non v’è più bellezza, se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo.
8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!.. Perchè dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poichè abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra — sola igiene del mondo — il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertarî, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aereoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta.
***
È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo», perchè vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologhi, di ciceroni e d’antiquarii.
Già per troppo tempo l’Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagl’innumerevoli musei che la coprono tutta di cimiteri innumerevoli.
Musei: cimiteri!... Identici, veramente, per la sinistra promiscuità di tanti corpi che non si conoscono. Musei: dormitorî pubblici in cui si riposa per sempre accanto ad esseri odiati o ignoti! Musei: assurdi macelli di pittori e scultori che vanno trucidandosi ferocemente a colpi di colori e di linee, lungo le pareti contese!
Che ci si vada in pellegrinaggio, una volta all’anno, come si va al Camposanto nel giorno dei morti.... ve lo concedo. Che una volta all’anno sia deposto un omaggio di fiori davanti alla Gioconda, ve lo concedo.... Ma non ammetto che si conducano quotidianamente a passeggio per i musei le nostre tristezze, il nostro fragile coraggio, la nostra morbosa inquietudine. Perchè volersi avvelenare? Perchè volere imputridire?
E che mai si può vedere, in un vecchio quadro, se non la faticosa contorsione dell’artista, che si sforzò di infrangere le insuperabili barriere opposte al desiderio di esprimere interamente il suo sogno?...
Ammirare un quadro antico equivale a versare la nostra sensibilità in un’urna funeraria, invece di proiettarla lontano, in violenti getti di creazione e di azione.
Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori, in questa eterna ed inutile ammirazione del passato, da cui uscite fatalmente esausti, diminuiti e calpesti?
In verità io vi dichiaro che la frequentazione quotidiana dei musei, delle biblioteche e delle accademie (cimiteri di sforzi vani, calvarii di sogni crocifissi, registri di slanci troncati!...) è, per gli artisti, altrettanto dannosa che la tutela prolungata dei parenti per certi giovani ebbri del loro ingegno e della loro volontà ambiziosa.
Per i moribondi, per gl’infermi, pei prigionieri, sia pure: — l’ammirabile passato è forse un balsamo ai loro mali, poichè per essi l’avvenire è sbarrato.... Ma noi non vogliamo più saperne, del passato, noi, giovani e forti futuristi!
E vengano dunque, gli allegri incendiarii dalle dita carbonizzate! Eccoli! Eccoli!... Suvvia! date fuoco agli scaffali delle biblioteche!... Sviate il corso dei canali, per inondare i musei!... Oh, la gioia di veder galleggiare alla deriva, lacere e stinte su quelle acque, le vecchie tele gloriose!... Impugnate i picconi, le scuri, i martelli e demolite, demolite senza pietà le città venerate!
***
I più anziani fra noi, hanno trent’anni: ci rimane dunque almeno un decennio, per compier l’opera nostra. Quando avremo quarant’anni, altri uomini più giovani e più validi di noi, ci gettino pure nel cestino, come manoscritti inutili. — Noi lo desideriamo!
Verranno contro di noi, i nostri successori; verranno di lontano, da ogni parte, danzando su la cadenza alata dei loro primi canti, protendendo dita adunche di predatori, e fiutando caninamente, alle porte delle accademie, il buon odore delle nostre menti in putrefazione, già promesse alle catacombe delle biblioteche.
Ma noi non saremo là.... Essi ci troveranno alfine — una notte d’inverno — in aperta campagna, sotto una triste tettoia tamburellata da una pioggia monotona, e ci vedranno accoccolati accanto ai nostri aeroplani trepidanti e nell’atto di scaldarci le mani al fuocherello meschino che daranno i nostri libri d’oggi fiammeggiando sotto il volo delle nostre immagini.
Essi tumultueranno intorno a noi, ansando per angoscia e per dispetto, e tutti, esasperati dal nostro superbo, instancabile ardire, si avventeranno per ucciderci, spinti da un’odio tanto più implacabile inquantochè i loro cuori saranno ebbri di amore e di ammirazione per noi.
La forte e sana Ingiustizia scoppierà radiosa nei loro occhi. — L’arte, infatti, non può essere che violenza, crudeltà ed ingiustizia.
I più anziani fra noi hanno trent’anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d’audacia, d’astuzia e di rude volontà; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato....
Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poichè sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!... Ve ne stupite?... È logico, poichè voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!
Ci opponete delle obiezioni?... Basta! Basta! Le conosciamo.... Abbiamo capito!... La nostra bella e mendace intelligenza ci afferma che noi siamo il riassunto e il prolungamento degli avi nostri. — Forse!... Sia pure!.... Ma che importa? Non vogliamo intendere!... Guai a chi ci ripeterà queste parole infami!..
Alzate la testa!...
Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo, una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!...
MARINETTI.
Первый манифест футуризма
(Напечатан в «Фигаро» 20 февраля 1909 г.).
Мы бодрствовали всю ночь под лампами мечети, медные купола которой, такие же ажурные, как наша душа, имели однако электрические сердца. Прогуливая нашу прирожденную ленность на пышных персидских коврах, мы рассуждали на крайних пределах логики и царапали на бумаге безумные письмена.
Необъятная гордость переполняла наши груди, так как мы чувствовали, что стоим совершенно одни, точно маяки или выдвинувшиеся вперед часовые, лицом к лицу с армией враждебных звезд, расположившихся лагерем на своих небесных бивуаках. Одни с механиками в адских топках огромных кораблей, одни с черными призраками, копошащимися в красном брюхе обезумевших локомотивов, одни с пьяницами, которые бьются крыльями о стены.
И вот мы внезапно развлечены гулом громадных двуярусных трамваев, которые проходят мимо, подскакивая испещренными огоньками, точно деревушки под праздник, которые разлившийся По внезапно потрясает и срывает, увлекая их в каскадах и потоках наводнения в море.
Затем безмолвие стало еще глубже. Пока мы прислушивались к ослабевающей мольбе старого канала и треску костей умирающих дворцов, обросших бородою зелени, под нашими окнами внезапно закраснелись жадные автомобили.
— Идем, друзья мои, — сказал я! В путь! Наконец-то Мифология и мистический Идеал превзойдены. Мы будем присутствовать при рождении Центавра и скоро увидим полет первых Ангелов! — Надо потрясти врата жизни, чтоб испытать их петли и задвижки!.... Идем! Вот первое солнце, поднимающееся над землею!... Ничто не поравняется с великолепием его красной шпаги, впервые сверкающей в наших тысячелетних потемках.
Мы приближаемся к трем фыркающим машинам, чтобы поласкать их грудь. Я растянулся на своей, как труп в гробу, но внезапно отпрянул от маховика — ножа гильотины — грозившего моему желудку.
Великая метла безумия оторвала нас от самих себя и погнала по крытым и глубоким, как русла пересохших потоков, улицам. Там и сям, жалкие лампы в окнах учили нас презирать наши математические глаза.
— Чутье — крикнул я — хищным зверям достаточно чутья!
И мы гнали, как юные львы, смерть в черной шкуре, испещренной бледными крестами, которая бежала перед нами по широкому, сизому, осязаемому и живому небу.
А между тем у нас не было идеальной возлюбленной, поднимающейся до небес, ни жестокой царицы, которой мы могли бы предложить трупы, скрученные в византийские кольца!... Никакого повода к смерти, кроме желания отделаться, наконец, от груза нашего мужества!
Мы подвигались вперед, давя на пороге домов сторожевых собак, которые расплющивались вокруг наших раскаленных шин, как воротничок под утюгом.
Ласковая смерть опережала меня при каждом повороте, нежно предлагая мне лапу, и поочередно ложилась на землю, с скрипучим звуком челюстей бросая на меня бархатные взгляды из глубины луж.
— Выйдем из мудрости, как из отвратительного рудника, и войдем, как плоды, приправленные гордостью, в огромную и кривую пасть ветра!... Отдадим себя на съедение неизвестному, не вследствие отчаяния, но просто для того, чтобы обогатить неизследимые резервуары нелепости!
Сказав эти слова, я круто повернулся, с азартом шалого пуделя, кусающего свой собственный хвост, и вот внезапно двое циклистов выбранили меня, покачиваясь передо мною, как два убедительные и тем не менее противоречивые рассуждения. Их глупое волнение захватывало мою территорию... Какая скука! Тьфу!... Я не стал долго разговаривать, и от отвращения — трах! — шлепнулся вниз головою в яму...
О, материнская яма, наполовину наполненная грязной водой! Фабричная яма! Я смаковал твою крепительную грязь, которая напоминает мне святые черные сосцы моей суданской кормилицы!
Когда я выпрямил свое тело, грязную и дурно-пахучую швабру, раскаленное железо радости восхитительно пронизало мне сердце.
Толпа, рыболовов-удильщиков и подагрических натуралистов волновалась от ужаса по поводу этого чуда. Эти терпеливые и копотливые души высоко поднимали громадные железные сети, стараясь выловить мой автомобиль, напоминавший огромную, увязшую в грязи акулу. Он медленно вынырнул, оставляя в грязи, точно чешую, свою тяжелую оправу здравого смысла и набивку комфорта.
Её считали мертвой, мою добрую акулу, но я воскресил её одним ласковым прикосновением к её всемогущей спине, и вот она ожила и поплыла полным ходом на своих плавниках.
Тогда, в масках из славной фабричной грязи, полной шлака, бесполезного пота и божественной сажи, держа на перевязках наши раздавленные руки, среди жалоб мудрых удильщиков и огорченных натуралистов, мы продиктовали нашу первую волю всем живым людям земли:
<Манифест футуризма>
1. Мы желаем воспеть любовь к опасности, привычку энергии и безразсудства.
2. Основными элементами нашей поэзии будут: смелость, дерзость и бунт.
3. Тогда как до сих пор литература возвеличивала задумчивую неподвижность, экстаз и сон, мы желаем прославить агрессивное движение, лихорадочную бессонницу, гимнастический шаг, опасный прыжок, пощечину и затрещину.
4. Мы объявляем, что великолепие мира обогатилось новой красотой: красотой скорости. Беговой автомобиль с его кузовом, украшенным большими трубами, напоминающими змей с взрывчатым дыханием... ревущий автомобиль, который точно мчится против картечи, — прекраснее, чем Победа Самофракии.
5. Мы желаем воспеть человека, держащего маховое колесо, идеальный стержень которого проходит сквозь землю, пущенную по своей орбите.
6. Нужно, чтобы поэт тратил себя с жаром, блеском и расточительностью, чтобы увеличить восторженное рвение первичных элементов.
7. Красота только в борьбе. Нет шедевра, который не был бы агрессивным. Поэзия должна быть бурным натиском на неведомые силы, чтобы заставить их склониться перед человеком.
8. Мы на крайнем пределе веков!.. К чему оглядываться назад, раз нам нужно высадить таинственные двери невозможного? Время и Пространство умерли вчера. Мы живем уже в абсолютном, так как мы уже создали вечную вездесущую скорость.
9. Мы желаем прославить войну — единственную гигиену мира — милитаризм, патриотизм, разрушительный жест анархистов, прекрасные идеи, которые убивают, и презрение к женщине.
10. Мы желаем разрушить музеи, библиотеки, сокрушить морализм и всяческую оппортюнистскую и утилитарную трусость.
11. Мы будем воспевать огромные толпы, взволнованные трудом, удовольствием или восстанием; многоцветные и многоголосые бури революций в современных столицах; ночную вибрацию арсеналов и верфей под их бурными электрическими лунами; жадные вокзалы, пожирающие дымящихся змей; фабрики, подвешенные к облакам шнурками своих дымов; мосты с прыжками гимнастов, переброшенные через дьявольские ножи озаренных солнцем рек; предприимчивые пакетботы, обыскивающие горизонт; широкогрудые локомотивы, фыркающие от нетерпения на рельсах, подобно громадным стальным коням, внузданным длинными трубами; скользящий полет аэропланов, винты которых шелестят точно знамя, и апплодисменты восторженной толпы.
***
Мы выпустили в Италии этот манифест ниспровергающего и зажигательного насилия, посредством которого основываем ныне футуризм, так как желаем освободить Италию от гангрены профессоров, археологов, чичероне и антиквариев.
Италия слишком долго была главным рынком старьевщиков. Мы желаем избавить ее от бесчисленных музеев, покрывающих ее бесчисленными кладбищами.
Музеи, кладбища!.. По истине они тождественны в своем зловещем соприкосновении тел, которые не знают друг друга. Публичные дортуары, где укладываются на вечный сон бок о бок с ненавистными или незнакомыми существами. Взаимная свирепость живописцев и скульпторов, убивающих друг друга линиями и красками в одном и том же музее.
Пусть навещают их однажды в год, как навещают своих покойников... это мы можем допустить!.. Пусть даже кладут однажды в год цветы к ногам Джиоконды, мы и на это согласны!.. Но мы не согласны, чтобы ежедневно таскали по музеям наши скорби, наше хрупкое мужество и наше беспокойство!.. Неужели вам хочется отравляться? Неужели вам хочется гнить?
Что собственно можно найти в старой картине, кроме тяжких потуг художника, усиливающегося разбить препятствия, непреоборимые для его желания всецело выразить свою мечту?
Восхищаться старой картиной значить вливать нашу чувствительность в погребальную урну, вместо того, чтобы метать ее вперед бурными струями творчества и действия.
Стало быть, вы хотите угасить ваши лучшие силы в бесполезном восхищении прошлым, — восхищении, после которого вы неизбежно чувствуете себя истощенными, умаленными и растоптанными.
Поистине, ежедневное посещение музеев, библиотек и академий (этих кладбищ потерянных усилий, этих голгоф распятых мечтаний, этих реестров разбитых порывов!...) есть то же для художников, что продолжительная опека родителей для интеллигентных молодых людей, опьяненных своим талантом и своей честолюбивой волей.
Для умирающих, инвалидов и пленников, — куда ни шло. Раз, что будущее для них закрыто, восхитительное прошлое, быть может, бальзам на их раны... Но нам его не нужно, нам молодым, сильным и живым футуристам!
Придите же, славные подражатели с обугленными пальцами!.. Вот они!.. Вот они!.. Поджигайте же полки библиотек! Отводите каналы, чтоб затопить погреба музеев!.. О! пусть плывут по воле ветра, славные паруса! Вам заступы и молотки! Подрывайте фундаменты почтенных городов!
***
Самым старшим из нас не более тридцати лет; следовательно, мы располагаем по крайней мере десятью годами для исполнения нашей задачи. Когда нам исполнится сорок лет, пусть те, кто моложе и бодрее нас, побросают нас в корзину, как ненужные рукописи!..
Они явятся против нас издалека, отовсюду, прыгая на легком кадансе своих первых стихотворений, хватая воздух своими искривленными пальцами, и вдыхая у дверей академии прекрасный запах наших разлагающихся умов, уже обещанных катакомбам библиотек.
Но мы не попадем туда. Они найдут нас в зимнюю ночь, в чистом поле, под кровлей угрюмого ангара, по которой барабанит монотонный дождь, на корточках перед нашими трепещущими аэропланами, греющих руки над жалким огоньком наших книг, ныне весело пылающих в искрящемся потоке своих образов.
Они станут бушевать вокруг нас, задыхаясь от тоски и досады, и, раздраженные нашим гордым неутомимым мужеством, бросятся убивать нас, с тем большей ненавистью, что сердце их будет упоено любовью и восхищением к нам.
И вот, сильная и святая Несправедливость лучезарно заблестит в их глазах. Ибо искусство может быть только насилием, жестокостью и несправедливостью.
Самым старшим из нас тридцать лет, а между тем мы уже растратили сокровища, — сокровища силы, любви, мужества и упорной воли, наскоро, в лихорадке, без счета, изо всех сил, не переводя духа.
Взгляните на нас! Мы не запыхались... Наше сердце ничуть не устало! Потому что оно питалось огнем, ненавистью и скоростью!.. Вы удивляетесь? Это потому, что вы даже не помните, чтобы когда-нибудь жили! Стоя на вершине мира, мы еще раз бросаем вызов звездам!
Ваши возражения? Довольно! Довольно! Я их знаю! Это решено! Мы прекрасно знаем, что утверждает наш милый и лживый интеллект. — Мы, говорит он, только итог и продолжение наших предков. — Быть может! Пусть себе!.. Что за важность?.. Но мы не желаем слушать! Остерегайтесь повторять эти гнусные слова!
Лучше поднимите голову!
Стоя на вершине мира, мы еще раз бросаем вызов звездам,
Маринетти.